

EDITORIALE: Signore, fa’ che io veda!
hanno trafitto”. E tutto il tempo quaresimale è un andare verso il Calvario per incrociare il nostro sguardo con lo sguardo dell’uomo della croce. Gesù ci attende. Desidera che accanto a Maria non ci sia solo Giovanni, ma c’è un posto preparato per ognuno di noi. Un santo, prima di noi, è salito al Calvario e si è lasciato attirare da Gesù; è san Pietro Crisologo e ci offre la sua testimonianza di quello che il crocifisso già ha detto: “Ma forse vi copre di confusione la gravità della passione che mi avete inflitto. Non abbiate timore.
Questa croce non è un pungiglione per me, ma per la morte. Questi chiodi non mi procurano tanto dolore, quanto imprimono più profondamente in me l’amore verso di voi. Queste ferite non mi fanno gemere, ma piuttosto introducono voi nel mio interno. Il mio corpo disteso, anziché accrescere la pena, allarga gli spazi del cuore per accogliervi. Il mio sangue non è perduto per me, ma è donato in riscatto per voi. Venite, dunque, ritornate. Sperimentate almeno la mia tenerezza paterna, che ricambia il male col bene, le ingiurie con l’amore, le ferite tanto grandi con una carità così immensa”. Ecco perché la supplica che troviamo nel titolo di questo scritto.

di don Maurilio
disegno di Mattia
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