

EDITORIALE: Vocazione all’amore = Vocazione alla vita
Tra i temi che papa Leone ha toccato nel suo discorso al corpo diplomatico all’inizio di questo anno c’è un forte appello al rispetto ed alla cura della vita nascente. Così si è espresso: “La vocazione all’amore e alla vita, che si manifesta nell’unione esclusiva e indissolubile tra la donna e l’uomo, impone un imperativo etico fondamentale: mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente. Ciò è quanto mai prioritario in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità.
La vita, infatti, è un dono inestimabile che si sviluppa all’interno di un progetto di relazionalità basato sulla
reciprocità e sul servizio. È alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire e della famiglia come sua custode responsabile, che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita.

La Santa Sede esprime profonda preoccupazione per progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie.
L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita.
Allo stesso modo, vi è la maternità surrogata, che, trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a “prodotto”, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia.”
don Maurilio
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